La leggenda delle Streghe dello Sciliar
Descrizione
Tra le vette scure del massiccio dello Sciliar, in Trentino-Alto Adige, da secoli si racconta una leggenda inquietante: quella delle misteriose Streghe dello Sciliar. Donne legate al maltempo, ai rituali notturni, alle tempeste improvvise e ai segreti nascosti tra le rocce delle Dolomiti. Ma quanto c’è di vero dietro questo racconto? E quanto invece appartiene al mondo delle paure antiche, dei processi per stregoneria e delle superstizioni tramandate nei villaggi di montagna?
In questo video ti porto dentro una delle leggende più oscure e affascinanti dell’arco alpino. Scopriremo insieme la storia delle Schlernhexen, i racconti sui sabba sullo Sciliar, i retroscena legati a Castel Presule, i colpi di scena più inquietanti, le versioni più misteriose tramandate nel folklore locale e l’impatto culturale che questa leggenda ha ancora oggi.
Preparati a un viaggio tra mito, paura, storia e mistero… perché alcune leggende non muoiono mai. Rimangono sospese tra la nebbia, il vento e il silenzio delle montagne.
Se ami le leggende italiane, i misteri di montagna, il folklore oscuro e le storie vere che si intrecciano con il mito, questo video fa per te.
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tu avresti il coraggio di salire sullo Sciliar di notte?
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E la cosa pazzesca è che qui non stiamo parlando solo di una leggenda “bella da raccontare davanti al fuoco”. No. Perché attorno alle Streghe dello Sciliar c’è un cortocircuito fortissimo tra mito e realtà storica. Da una parte hai il folklore: le donne che volano nella notte, i sabba, le rocce usate come troni, le tempeste improvvise che scendono sullo Sciliar. Dall’altra hai un fatto durissimo: tra l’inizio del Cinquecento e gli anni dei processi a Presule, in questa zona ci furono davvero accuse di stregoneria, tribunali, condanne e morti. Alcune fonti divulgative locali parlano di nove donne condannate nell’area di Fiè come “streghe” e “portatrici di maltempo”; studi storici più ampi ricordano invece che i processi attorno a Castel Presule furono parte di una più vasta persecuzione e che il numero complessivo delle condanne a morte nell’area potrebbe essere stato maggiore. Quindi già qui c’è un primo colpo di scena: la leggenda non è solo una favola oscura. È anche una memoria deformata di una violenza reale. 
E allora facciamolo bene questo viaggio. Entriamo nello Sciliar come farebbe uno YouTuber davanti a una videocamera accesa, con le nuvole basse, il vento che cambia all’improvviso e quella sensazione che qualcosa ti stia osservando dalle rocce. Ma prima: iscriviti al canale, lascia un like bello pesante, scrivi nei commenti se sei mai stato tra Fiè, Castelrotto o l’Alpe di Siusi… e soprattutto lascia un bell’hype perché questa storia ha dentro davvero di tutto: folklore, paura, processi, misteri, donne accusate di dominare il cielo, luoghi del potere e memoria culturale viva ancora oggi.
Il massiccio dello Sciliar: perché proprio qui?
Per capire la leggenda delle Streghe dello Sciliar bisogna prima capire il luogo. Lo Sciliar non è una montagna “gentile”. È uno dei simboli più riconoscibili dell’Alto Adige, con il suo profilo monumentale che domina il paesaggio fra l’area dell’Alpe di Siusi, Castelrotto e Fiè allo Sciliar. Già da solo, visivamente, sembra il posto perfetto per una storia di sabba, presenze e forze del tempo. Nelle tradizioni locali il massiccio è descritto come dimora di creature strane, spiriti, esseri magici e, soprattutto, come punto di ritrovo delle streghe. La sua posizione, le pareti imponenti, la facilità con cui il tempo cambia in quota e la potenza dei temporali sulle Dolomiti hanno alimentato per secoli l’idea che lì sopra ci fosse davvero qualcuno a “manovrare” il cielo. 
Ed è qui che il folklore alpino fa una cosa tipica: prende un fenomeno naturale reale — i temporali violenti, le raffiche, le nubi che arrivano improvvise, il rumore che rimbalza sulle rocce — e gli dà un volto. Non dice “c’è una perturbazione”. Dice: sono le streghe. Le Streghe dello Sciliar, infatti, nella leggenda non sono soltanto donne malvagie. Sono soprattutto signore del maltempo, manipolatrici di vento, grandine, tempeste e nuvole. Nei racconti popolari si radunano sullo Sciliar, arrivando da ogni parte a cavallo di scope, forconi o altri mezzi fantastici, e da lassù scatenano rovesci e disastri sui villaggi. Per una civiltà contadina, dove grandine e tempeste potevano rovinare raccolti, bestiame e sopravvivenza, questa non era una storia “pittoresca”: era un modo per dare un senso al terrore. 
Questa associazione tra stregoneria e meteo non nasce a caso. Nelle Alpi, e non solo, l’idea delle “donne del tempo” è ricorrente: figure accusate di provocare eventi atmosferici estremi. Ma nello Sciliar questa credenza si è radicata in modo impressionante, fino a diventare quasi il marchio identitario del massiccio. Il fatto che il turismo locale, la divulgazione culturale e perfino le iniziative per famiglie continuino a raccontare le Schlernhexen dimostra che non stiamo parlando di una tradizione marginale: qui la leggenda è entrata nel DNA del territorio. 
Chi erano le Streghe dello Sciliar secondo la leggenda?
Ed eccoci al cuore del mito. Nella tradizione popolare, le Streghe dello Sciliar sono creature ambigue: non semplicemente “donne cattive”, ma figure sospese tra umano e soprannaturale. In molte versioni vengono descritte come donne capaci di mutare forma, di muoversi nella notte, di confondersi col vento, di usare erbe, formule e poteri nascosti. La versione più ripetuta è quella delle streghe che si incontrano sullo Sciliar per organizzare scherzi crudeli, tempeste e malefici. La paura non stava solo nel fatto che esistessero, ma nel fatto che potessero essere chiunque: una vicina, una guaritrice, una donna strana, una vedova, una persona che vive ai margini. E questa idea, attenzione, è esattamente il ponte fra leggenda e persecuzione reale. 
Nelle narrazioni più vive, le streghe arrivano la notte, si raccolgono sui prati alti o sulle rocce del Bullaccia, danzano, invocano il maltempo, ridono mentre i lampi tagliano il cielo e poi scompaiono prima dell’alba. I luoghi attribuiti alle loro riunioni sono parte fondamentale della leggenda, perché danno al racconto una geografia precisa. Non siamo in un “ovunque”. Siamo in un paesaggio concreto, che puoi ancora visitare. Questo rende tutto più inquietante. Non stai ascoltando una favola astratta: stai sentendo parlare di rocce, altipiani, sentieri e panchine di pietra che esistono davvero. 
Tra i luoghi più evocativi ci sono proprio le Panche delle Streghe, le Hexenbänke sul Bullaccia. Secondo la tradizione, sarebbero state le sedute preferite delle streghe, punti da cui osservare il paesaggio, celebrare i loro raduni o riposarsi tra un rituale e l’altro. Alcune descrizioni turistiche recenti riportano che la zona è ancora oggi raccontata come antico luogo di ritrovo delle Schlernhexen, e il percorso escursionistico porta esplicitamente il visitatore dentro questa dimensione leggendaria. Questo è un dettaglio bellissimo perché ci mostra una cosa: la leggenda non è chiusa nei libri. È ancora “camminabile”. Si attraversa a piedi. 
E poi c’è un nome che spicca su tutti: Marta, o Martha, la cosiddetta strega buona. Qui il mito cambia improvvisamente tono. Perché in mezzo a streghe maligne e tempeste, il folklore locale conserva anche la memoria di una figura diversa: una strega gentile, soprattutto con i bambini, legata alla natura, meno demoniaca e più simile a una saggia del bosco. In alcune versioni si dice perfino che potesse trasformarsi in scoiattolo. È un dettaglio quasi fiabesco, ma importantissimo: dimostra che il mondo delle Streghe dello Sciliar non è monolitico. Non è solo male puro. È un universo di forze misteriose, alcune ostili, altre protettive, altre ancora semplicemente incomprensibili. E questo rende la leggenda molto più ricca e più antica, perché sembra conservare tracce di figure femminili pre-cristiane, sciamaniche o naturali, poi reinterpretate come “streghe” in epoca successiva. Questa ultima parte è un’inferenza culturale, non una prova documentaria diretta, ma è compatibile con molti processi di trasformazione del folklore alpino. 
I racconti più inquietanti: tempeste, voli notturni e sabba
Ora immagina la scena. Sei un contadino di montagna, centinaia di anni fa. Vivi in un villaggio piccolo. La notte arriva presto. Il bosco è vicino. Il cielo sulle Dolomiti cambia faccia in pochi minuti. Senti tuoni rimbalzare sulle pareti dello Sciliar. Vedi nubi nere salire oltre il profilo della montagna. Grandina. Il bestiame si agita. Il raccolto rischia di andare distrutto. E qualcuno, nel paese, sussurra: stanotte sono salite le streghe. Questo è il nucleo emotivo della leggenda. Non l’effetto speciale. La paura quotidiana. 
In molti racconti, le streghe dello Sciliar non si limitano a stare sul monte. Volano. Spesso arrivano da luoghi diversi per convergere lassù, come se lo Sciliar fosse una specie di magnete per il soprannaturale. La montagna diventa così un centro di convocazione del mistero. In altre versioni si dice che danzino attorno ai fuochi, che si siedano sulle rocce, che preparino il maltempo e che osservino i paesi dall’alto come se stessero decidendo chi colpire. La strega, in questo immaginario, non è solo una donna dotata di poteri: è una creatura del margine, del crinale, del temporale, del punto in cui il mondo abitato finisce e inizia il regno dell’ignoto. 
Un’altra cosa interessante è che le Streghe dello Sciliar compaiono anche nel più ampio repertorio delle leggende dolomitiche. Alcune fonti divulgative locali ricordano che sono collegate perfino alla leggenda di Re Laurino. Questo significa che non sono un mito isolato ma un nodo dentro una rete narrativa più vasta: nani, re sotterranei, creature alpine, roseti incantati, forze del tempo, spiriti di montagna. Le streghe entrano in questo universo come interpreti del caos atmosferico e morale. Dove c’è una frattura nel mondo, dove la natura si fa ostile, dove il racconto ha bisogno di una presenza inquietante… ecco comparire le Schlernhexen. 
Il lato oscuro: quando la leggenda diventa persecuzione
E qui arriviamo alla parte più dura. Perché raccontare le Streghe dello Sciliar solo come folklore, senza parlare della caccia alle streghe, sarebbe raccontare metà storia. Attorno a Fiè allo Sciliar e a Castel Presule — o Schloss Prösels — tra il primo decennio del Cinquecento e gli anni successivi, si tennero processi per stregoneria legati al contesto locale e al tribunale della zona. Fonti storiche e divulgative concordano sul fatto che il castello fu teatro di procedimenti giudiziari contro presunte streghe e che l’ombra di quei processi pesa ancora oggi sulla memoria del luogo. 
Qui bisogna essere molto chiari: la leggenda è leggenda, i roghi furono realtà. Il castello oggi è una meta culturale, visitabile con tour guidati, ma la sua immagine è inseparabile da questa pagina nera. Alcune fonti locali parlano di nove donne processate e uccise nell’area di Fiè come “streghe del tempo”; altre fonti divulgative più ampie ricordano circa trenta condanne a morte nel contesto dei processi associati a Presule tra 1506 e 1510. Questa differenza nei numeri va detta apertamente, perché indica che la tradizione popolare ha conservato un nucleo preciso — le nove “weather makers” — mentre la ricerca storica include una cornice più larga di persecuzione. Il punto, in ogni caso, non cambia: qui il mito si è saldato con la giustizia del terrore. 
Il nome che ricorre spesso in questo contesto è quello di Leonhard von Völs, figura potentissima del territorio, legata al castello e alla sua trasformazione rinascimentale. Le fonti turistiche e divulgative ricordano che proprio in quegli anni Presule era sede di potere e di amministrazione della giustizia. La coincidenza tra un luogo già carico di mito, una popolazione immersa nella paura del maltempo, e un sistema giudiziario disposto a trasformare sospetti e superstizioni in condanne, ha creato il terreno perfetto per l’orrore. È il classico momento in cui una società smette di raccontare mostri e inizia a fabbricare vittime. 
E qui c’è un colpo di scena narrativo devastante: le streghe dello Sciliar, che nel folklore sembrano entità potenti, terrificanti, quasi invincibili… nella storia reale diventano spesso donne povere, isolate, accusate, torturate e condannate. Il mito le dipinge come dominatrici della natura. La storia le restituisce come persone fragili dentro un meccanismo giudiziario spietato. È una trasformazione tremenda, e secondo me è proprio questo che rende la leggenda dello Sciliar così potente ancora oggi: perché dietro il fascino gotico c’è una tragedia umana che impedisce alla storia di diventare solo intrattenimento. 
Castel Presule: il castello che tiene insieme mito e memoria
Se lo Sciliar è la montagna della leggenda, Castel Presule è il suo archivio emotivo. Il castello, con origini medievali e importanti trasformazioni nel primo Cinquecento, domina la zona di Fiè allo Sciliar e porta ancora oggi addosso questa doppia identità: da una parte residenza storica affascinante, dall’altra scenario associato ai processi di stregoneria. Il fatto che i siti culturali e turistici attuali ne parlino apertamente, e che esista perfino una placca commemorativa a ricordare i processi, dimostra che il territorio non ha cancellato quella memoria. L’ha integrata. 
Questo è molto importante dal punto di vista culturale. In tanti luoghi d’Europa, la memoria della caccia alle streghe è stata folklorizzata, a volte in modo superficiale. Qui invece convivono due registri: il fascino della leggenda e il riconoscimento della violenza storica. È anche per questo che il mito delle Streghe dello Sciliar continua a funzionare: non è fermo nel Medioevo immaginato. È continuamente riletto alla luce di ciò che davvero accadde nel territorio. 
E c’è un altro dettaglio bellissimo, quasi cinematografico: il castello non è rimasto solo un “luogo della memoria”. Oggi è ancora attivo come spazio culturale, ospita eventi, visite, esperienze. Quasi come se la comunità avesse deciso di non lasciare il sito in balia dell’ombra, ma di farne un posto dove la storia viene raccontata, vissuta e ripensata. Questa continuità è uno dei motivi per cui le Streghe dello Sciliar non sono un relitto folklorico: sono un racconto che si rinnova ogni anno. 
Le “vere” streghe esistevano? La domanda che tutti si fanno
Ed eccola, la domanda da commenti infuocati sotto il video: ma quindi le Streghe dello Sciliar esistevano davvero? Dipende da cosa intendi. Se stai chiedendo se sul massiccio si radunassero davvero donne con poteri soprannaturali capaci di evocare temporali, non abbiamo prove storiche di questo. Siamo nel territorio del folklore, della credenza, della narrazione simbolica. Se invece stai chiedendo se la gente del luogo ci credesse davvero, e se quelle credenze abbiano avuto effetti reali sulla vita della comunità, la risposta è sì, eccome. Le credenze sul maltempo, sul sabba e sulle streghe hanno avuto conseguenze sociali concrete. Hanno plasmato paure, accuse e processi. 
In pratica, le Streghe dello Sciliar sono “reali” in almeno tre sensi diversi. Primo: realissime come personaggi del folklore, tramandati di generazione in generazione. Secondo: realissime come paura collettiva legata al paesaggio e al clima di montagna. Terzo: realissime nelle conseguenze storiche, perché le accuse di stregoneria e le esecuzioni nell’area di Presule non furono immaginarie. Questo triplo livello spiega perché il mito sia ancora così vivo: non lo puoi liquidare né come semplice favola né come semplice cronaca. È una zona grigia. E nelle storie più potenti, la zona grigia è tutto. 
Il colpo di scena che cambia tutto: la “strega buona”
Ora fermiamoci un attimo su Martha, perché secondo me è il personaggio più sottovalutato di tutta questa storia. Nel racconto popolare, Martha è l’eccezione: la strega che non incarna solo paura e distruzione, ma una forma di vicinanza alla natura e ai bambini. In un universo dominato da tempeste, malefici e minacce, la comparsa di una figura benevola cambia completamente il tono della leggenda. È il classico momento in cui capisci che il folklore non funziona per slogan. Non divide semplicemente bene e male. Tiene insieme paura, ambiguità, fascino e protezione. 
Martha è importante anche per un altro motivo: rende la leggenda delle Streghe dello Sciliar meno “monocorde”. Non stiamo ascoltando una propaganda contro un nemico assoluto. Stiamo ascoltando un immaginario più antico, più stratificato, dove alcune donne del mistero possono fare paura e altre possono persino aiutare. È quasi il residuo di una memoria in cui il femminile magico non era soltanto demonizzato. Poi la storia, quella giudiziaria, ha semplificato tutto nel modo peggiore possibile. Ma la leggenda popolare, in qualche piega, ha conservato più sfumature del tribunale. E questa è una cosa che fa riflettere tantissimo. 
L’impatto culturale: perché le Streghe dello Sciliar sono ancora ovunque
Passiamo all’impatto culturale, perché qui il caso è fortissimo. Le Streghe dello Sciliar non sono rimaste intrappolate in un libro polveroso. Sono diventate un simbolo territoriale contemporaneo. Oggi il loro nome compare in siti ufficiali del turismo, esperienze per famiglie, sentieri tematici, eventi estivi, visite guidate e perfino in contesti sportivi e associativi. Questo significa che il mito è stato trasformato in patrimonio narrativo condiviso. Non è più solo “una vecchia leggenda”: è una chiave con cui il territorio racconta se stesso. 
Questo però apre una questione delicata. Quando una leggenda connessa a processi reali e a donne condannate viene riutilizzata in chiave turistica o pop, c’è sempre il rischio di alleggerire troppo il lato tragico. Nel caso dello Sciliar, però, varie fonti mantengono vivo il legame con la storia reale dei processi a Presule e con la memoria delle vittime. Quindi più che una banalizzazione totale, sembra esserci un equilibrio tra fascino del mito e ricordo del trauma. Non perfetto, ma visibile. 
E poi c’è il cinema. Negli ultimi anni è circolato il documentario storico “Le Streghe dello Sciliar”, presentato al Bolzano Film Festival Bozen nel 2022 e poi distribuito anche in streaming e in versione ridotta televisiva, secondo le fonti disponibili. L’opera ricostruisce i processi, intrecciando leggenda e fatti storici e seguendo le storie di alcune contadine accusate. Questo è fondamentale, perché dimostra che la materia delle Schlernhexen continua a generare racconto contemporaneo, e non solo in forma di folklore turistico ma anche di riflessione storica e cinematografica. 
E non finisce qui: il castello è stato usato anche come set, per esempio per alcune scene della serie britannica “A Discovery of Witches” girate a Castel Presule nel 2020. Non è un’opera sulle Streghe dello Sciliar, ma il dettaglio è interessantissimo sul piano simbolico: un luogo storicamente legato alla caccia alle streghe entra nel circuito visivo di una serie fantasy sulle streghe. È quasi una sovrapposizione perfetta di passato e pop culture. 
Le ultime notizie: il mito è ancora vivo nel 2025 e nel 2026
Veniamo alla parte “ultime notizie”, ma con date precise. E qui la cosa sorprendente è che la leggenda delle Streghe dello Sciliar non solo è viva: è programmaticamente viva. Nel calendario eventi della zona risultano, per esempio, le “Witches Nights in Siusi”, serate estive a Siusi allo Sciliar con musica, intrattenimento e presenza scenica delle “streghe”, riproposte anche nel calendario 2026 e già segnalate per agosto 2025. Non sono processi, ovviamente; sono eventi folklorico-turistici contemporanei. Ma fanno capire quanto il nome delle streghe sia ancora al centro dell’identità locale. 
Sempre sul fronte aggiornamenti recenti, per il 2026 sono segnalate anche esperienze culturali esplicitamente dedicate al tema: la visita “Discover Castel Prösels with Martha the witch” è in programma ad agosto 2026, e sempre nel 2026 compare una mostra multimediale intitolata “The Blessed Maidens of the Sciliar and the Witches in autumn” a Castelrotto/Kastelruth fra settembre e ottobre. Questo ci dice una cosa molto chiara: la leggenda non è congelata. Viene continuamente reinterpretata, teatralizzata, musealizzata e trasformata in esperienza narrativa. 
Anche dal punto di vista della fruizione del luogo, i dati recenti dicono che Castel Presule è visitabile con tour guidati nella stagione 2026, con aperture tra maggio e ottobre e visite invernali in determinate date. Questo significa che chi vuole vedere da vicino il cuore storico di questa vicenda oggi può farlo concretamente, inserendo la leggenda dentro un percorso di visita reale. 
E ancora: nel marzo 2025 la comunicazione della zona rilanciava esplicitamente il percorso “sulle orme delle Streghe dello Sciliar”, segno che il brand narrativo delle Schlernhexen è tuttora attivissimo anche nella promozione del territorio. Non è un’eco lontana. È presente. Qui e ora. 
La forza del mito: perché ci affascina ancora così tanto?
Perché le Streghe dello Sciliar ci prendono così tanto? Secondo me per tre motivi. Primo: il paesaggio. Lo Sciliar è perfetto visivamente per una storia del mistero. Secondo: la stratificazione. Qui hai la leggenda, il folklore, la memoria dei processi, il castello, i sentieri, le rocce, le tempeste. Terzo: l’ambiguità morale. Non hai solo mostri. Hai anche vittime. Hai Martha, la strega buona. Hai la comunità che teme il soprannaturale ma nello stesso tempo produce la persecuzione. È una storia che non si lascia ridurre. 
In fondo, le Streghe dello Sciliar sono il modo in cui una montagna ha imparato a raccontare la propria parte più oscura. Ogni temporale, ogni roccia chiamata “panca delle streghe”, ogni visita a Presule, ogni evento che riprende il nome delle Schlernhexen riattiva una domanda antichissima: quanto di quello che chiamiamo mostro nasce davvero dal buio… e quanto dalla paura degli uomini? Questa è la domanda che rende la leggenda ancora moderna. Non parla solo del passato. Parla di come funziona la società quando ha bisogno di colpevoli invisibili. 
Il finale: e se il vero mistero non fosse sul monte?
E allora eccoci alla fine del viaggio. Siamo partiti dallo Sciliar come luogo di tempeste e sabba, abbiamo incontrato le rocce delle streghe, Martha, la strega buona, i racconti dei voli notturni, i temporali evocati, la paura dei contadini, e poi siamo entrati nel castello, dove la leggenda si è sporcata di sangue reale. E forse il vero colpo di scena è proprio questo: le Streghe dello Sciliar, nella loro forma più inquietante, non sono solo quelle che la tradizione immagina danzare sulla montagna. Sono anche quelle che la paura collettiva ha costruito per trasformare donne in colpevoli. 
Ma proprio perché questa storia è così stratificata, continua a vivere. Vive quando il territorio la racconta ai visitatori. Vive nei documentari. Vive negli eventi. Vive nei percorsi sulle Panche delle Streghe. Vive nelle mostre in programma. Vive perfino nel modo in cui oggi ci fermiamo a dire: sì, la leggenda è bellissima… ma dietro c’è stata anche una tragedia, e ricordarla fa parte del rispetto per questi luoghi. 
E adesso tocca a voi: voi ci andreste di notte, sullo Sciliar, sapendo che per secoli si è detto che quello fosse il monte delle streghe? Avreste il coraggio di cercare le Panche delle Streghe mentre sale il temporale? Oppure no? Scrivetemelo nei commenti, perché qui sotto voglio leggere le vostre teorie, le vostre impressioni e magari anche le vostre esperienze, se siete stati davvero da quelle parti.
Se questo viaggio ti è piaciuto, iscriviti al canale, attiva la campanella, lascia un like, condividi il video con chi ama le leggende italiane più oscure e lascia un bell’hype nei commenti.
- Luogo
- Castel Prosels
- Lingua
- it
- Data caricamento
- 29/04/2026 19:06
- Data pubblicazione
- 25/04/2026 20:00
- Categorie
- Leggende
- Tags
- Storia, Leggenda, Streghe Dello Sciliar. Leggende Italiane, Misteri Italiani, Folklore, Stregoneria, Schlernhexen, Mistero, Storie Oscure, Castel Presule, Dolomiti, Trentino Alto Adige, Italia
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